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Malattie cardiovascolari: lo zucchero è più pericoloso dei grassi. PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Lilla - Nutrizionista   
Giovedì 18 Febbraio 2016 15:11
zuccheri e grassiGrassi  saturi  o  zuccheri  semplici?  Cosa  fa  più  male  al  nostro  cuore?   Da   decenni   la   correlazione   tra   alimentazione   e   malattie   cardiovascolari   è   stata   oggetto  di  numerosissimi  studi  scientifici,  soprattutto  perché  infarti,  trombi  ed  ictus   sono  la  prima  causa  di  morte  al  mondo.  L’alimentazione  ha  un  ruolo  fondamentale   sia   per   l’insorgenza   sia   per   la   prevenzione   di   queste   patologie.   Sotto   la   lente   di   ingrandimento  è,  finora,  sempre  finito  il  contenuto  di  grassi  in  una  dieta,  soprattutto   i  grassi  cattivi,  cioè  i  grassi  saturi:  le  ultime  linee  guida  dei  LARN  (Livelli  di  Assunzione   di  Riferimento  di  Nutrienti  ed  energia  per  la  popolazione  italiana)  ,  aggiornate  al  2014,   suggeriscono  di  rimanere  nell’intervallo  tra  il  20  ed  il  35%  delle  calorie  totali  per  i   grassi  e  di  non  superare  il  10%  delle  calorie  totali  da  grassi  saturi,  nella  popolazione   adulta.    Come  sono  cambiati  i  prodotti  industriali  per  questo  motivo?  Le  industrie   alimentari   hanno   diminuito   nei   vari   alimenti   il   contenuto   di   grassi,   ma,   per   non   alterare   e   ridurre   il   gusto   dei   prodotti,   hanno   aumentato   il   contenuto   di   zuccheri   semplici.     Ultimamente  sono  stati  condotti  alcuni  studi  per  capire  la  correlazione  tra  il  consumo   elevato   di   zuccheri   semplici   in   una   dieta   e   le   malattie   cardiovascolari.   Più   precisamente  uno  studio  pubblicato  sul  “Journal  Progress  in  Cardiovascular  Diseases”   afferma   che   gli   zuccheri   semplici,   come   lo   zucchero   da   tavola,   hanno   un   impatto   maggiore  sul  cuore  rispetto  ai  grassi.  Da  questo  studio  è  uscito  fuori  che  quando  in   una  dieta  i  grassi  saturi  vengono  sostituiti  dagli  zuccheri  semplici,  il  colesterolo  cattivo   diventa  più  alto  ed  il  colesterolo  buono,  invece,  si  abbassa;  e  come  tutti  sanno  i  livelli   di  colesterolo  cattivo  sono  direttamente  correlati  alle  malattie  cardiovascolari.  Invece   consumare  una  dieta  ad  alto  contenuto  di  grassi  saturi  determina  un  aumento  sia  del   colesterolo  buono  che  di  quello  cattivo.  Ma  non  è  tutto  qua:  il  consumo  elevato  di   zuccheri  semplici  a  discapito  dei  grassi  saturi  porta  anche  ad  un’alterazione  dei  livelli   di   trigliceridi,   della   resistenza   insulinica,   degli   acidi   urici   e   della   funzionalità   delle   piastrine.  I  ricercatori  puntano  il  dito  soprattutto  sull’eccessivo  consumo  di  fruttosio,   un  componente  dello  zucchero  da  tavola,  usato  come  dolcificante  e  venduto  anche   come  zucchero  bianco.  L’eccesso  di  fruttosio  causa  il  famoso  “fegato  grasso”,  altro   imputato  delle  malattie  cardiovascolari.  Inoltre,  un  consumo  eccessivo  di  zuccheri   semplici  può  portare  anche  allo  sviluppo  del  diabete,  anch’esso  fattore  di  rischio  per   la  salute  del  cuore.     Concludiamo  dicendo  che  i  LARN  suggeriscono  di  non  superare  il  15%  delle  calorie   totali  da  zuccheri  semplici.  Bisogna  preferire  il  consumo  di  cibi  grezzi,  non  raffinati  e   poco  lavorati  cosicché  non  vengano  aggiunti  zuccheri  ulteriori.  La  dieta  mediterranea   viene  sempre  in  nostro  aiuto  poiché  privilegia  il  consumo  di  carboidrati  complessi   (pasta,  pane),  preferibilmente  integrali,  ed  un  consumo  giusto  di  grassi  buoni  (olio   evo,  frutta  secca,  omega  3).    
 
LARN- Livelli  di  assunzione  di  riferimento  per  la  popolazione  italiana:  CARBOIDRATI   E  FIBRA  ALIMENTARE 
  DiNicolantonio  JJ,  et  al.  —  The  Evidence  for  Saturated  Fat  and  for  Sugar  Related  to   Coronary   Heart   Disease   —  
Da  Prog   Cardiovasc   Dis.   2015   Nov   14.       
 
   Dr.ssa  Valentina  Lilla   Nutrizionista   
Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Febbraio 2016 15:19
 
Importanza di mangiare pesce durante la gravidanza PDF Stampa E-mail
Scritto da Sebastiana Pappalardo   
Mercoledì 17 Febbraio 2016 14:00
PESCEL'effetto della dieta sul nascituro è un filone di importante ma anche molto complesso. Un nuovo studio approfondisce i meccanismi alla base di acidi grassi omega e lo sviluppo del cervello fetale evidenziando che il giusto rapporto di acidi grassi essenziali è fondamentale durante la gravidanza.
Mentre il bambino si sviluppa, è necessario l'accesso a tutti i componenti necessari per costruire un intero umano funzionamento. Siccome  lo sviluppo del cervello è in gran parte completato durante la permanenza nel grembo materno, l'impatto di eventuali deficit alimentari è probabile che sia più significativo per il cervello rispetto ad altri organi.
Un recente studio condotto presso la Scuola di Medicina di Tohoku University in Giappone su feti di ratti ha esaminato il ruolo degli acidi grassi alimentari - omega-6 e omega-3  ed approfondendo i meccanismi specifici che coinvolgono questi  acidi grassi durante lo sviluppo del cervello dell'embrione.
Sia omega-3 che omega-6 sono acidi grassi essenziali perché non possono essere generati dal corpo stesso; essi devono quindi essere introdotti attraverso la dieta. Le loro funzioni sono legate all'immagazzinamento dell'energia, al  trasporto di ossigeno, al funzionamento delle membrane cellulari .
Oli omega-3 hanno anche dimostrato di aumentare il tasso di crescita del cervello nel feto e per tutto il primo anno di vita. Questi oli sono particolarmente importante nello sviluppo dell'occhio. Feti di mammiferi privati ​​di omega-3 mostrano marcati cambiamenti visivi e comportamentali che non possono essere risolti da una dieta sana dopo la nascita.
Prof. Osumi e il suo team hanno notato che i metaboliti di oli omega sono dei regolatori vitali delle cellule staminali neurali , quelle che vanno a svilupparsi  in cellule cerebrali.
I risultati, pubblicati sulla rivista Stem Cells,  forniscono prove anche sul rapporto che ci deve essere nell’assunzione di questi due tipi di acidi grassi, infatti sembra che l'eccesso di consumo materno di omega-6 combinata con insufficiente apporto di omega-3 fa sì che lo sviluppo anomalo del cervello può avere effetti duraturi sullo stato mentale del figlio."
Gli Omega-6 si trovano in oli di semi, e gli omega-3 si trova quasi esclusivamente nel pesce di mare. La raccomandazione generale è che omega-6 e omega-3 devono essere consumati  in un rapporto 1: 1. Questo  non sempre si verifica nelle diete occidentali. Una paura generale di avvelenamento da mercurio è spesso citata come un motivo per ridurre la quantità di pesci marini inseriti nella dieta.
La US Food and Drug Administration raccomanda per le donne incinte di assumere circa 450 grammi di pesce a settimana. Questo massimizza l'influenza positiva di omega-3 e minimizza il rischio di preoccupazioni a base di mercurio.
Ultimo aggiornamento Martedì 16 Febbraio 2016 14:50
 
L’abuso di Alcool produce squilibrio della flora intestinale e espone il fegato a serie patologie PDF Stampa E-mail
Scritto da Sebastiana Pappalardo   
Lunedì 15 Febbraio 2016 16:51
ubriachezzaI ricercatori hanno cominciato a capire il complesso meccanismo che sta dietro lo squilibrio microbico causato dall’abuso di alcolici. 
L'alcol danneggia il fegato in due modi :
- alterando direttamente le cellule d'organo ,
- alterando l’equilibrio del microbiota intestinale esponendo il fegato a batteri e malattie.
Attraverso una serie di esperimenti, i ricercatori hanno visto che i geni  denominati Reg3b e Reg3g codificano per la sintesi di molecole antimicrobiche dette  REG3B e REG3G . Questi geni sono espressi solo nell'intestino, dove si producono queste  molecole, le quali presentano rispettivamente un ampio spettro di attività contro i microrganismi gram-negativi e gram-positivi.
Si è evidenziato che  la somministrazione di alcool deregola questi geni in modo che producono significativamente meno di queste molecole ad azione  antimicrobica.  In laboratorio si è visto che topi privi di questi geni sviluppano più batteri nelle loro viscere e malattie del fegato più gravi rispetto ai topi normali.
I microbi nel lumen, il centro del budello intestinale, sono essenzialmente gli stessi indipendentemente da quante REG3 viengono prodotte, ma si è notato che i batteri, in assenza di queste molecole, proliferano massivamente nella mucosa, quindi l'equilibrio tra i microbi e le difese immunitarie si altera e un maggior numero di batteri è in grado di migrare attraverso la parete intestinale, viaggiando attraverso il flusso sanguigno e raggiungendo il fegato. L’azione di risposta delle cellule T del sistema immunitario provocano la conseguente infiammazione affaticando il fegato.
Gran parte del nascente nuovo campo di ricerca coinvolge il microbioma.
In laboratorio, provocando una iperespressione del gene Reg3g, si è visto che i batteri non hanno alcuna possibilità di resistere alle difese della mucosa e rimangono contenuti all'interno dell'intestino, evitando il passaggio verso il fegato ed i relativi danni.
 Il percorso REG3 è un meccanismo plausibile con cui un uso pesante di alcol contribuisce alla migrazione  microbica oltre la mucosa intestinale. 
Campioni di tessuto dell'intestino di forti bevitori avevano più batteri nella loro mucosa, questo ha suggerito che l'alcool sopprime la produzione delle molecole  protettrici naturali. Quindi l'alcol alterando la strategia di difesa intestinale, permette lo spostamento dei batteri verso il fegato e causa indirettamente patologie epatiche. Il Dr. Schnabl  ritiene che la quantità totale di batteri che trasloca attraverso la parete intestinale è il fattore più importante nel causare la malattia. Ma potrebbe essere che determinati specifici  tipi di batteri sono anche importanti, una possibilità che iI ricercatore attualmente sta indagando. 
Si potrebbe valutare l’espressione REG3 come un 'biomarker' per i potenziali batteri e prodotti batterici che possono portare a cirrosi, sepsi e encefalopatia epatica. Questo dato può essere diagnostico per predisposizioni genetiche per alcune malattie, cioè variazioni naturali individuali della quantità di REG3 che  una persona produce può far capire  quanto questa persona sia vulnerabile  verso un particolare tipo di malattia.
I potenziali trattamenti applicabili che scaturiscono da queste ricerche, tuttavia,  non saranno utilizzabili a breve tempo per cui  la cosa migliore che la gente può fare è ridurre il consumo di alcool per contenere possibili danni al corpo.
Da Cell Host & Microbe 19, 1-13. 
Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Febbraio 2016 17:13
 
Olio di Palma. Verità e controversie PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Lilla - Nutrizionista   
Venerdì 05 Febbraio 2016 16:49
olio di palma  L’olio  di  palma  è  stato  negli  ultimi  mesi  oggetto  di  dibattiti  e  controversie  sul  suo   possibile  effetto  dannoso  sulla  salute  dell’uomo  e  dell’ambiente.  Perché  solamente   negli  ultimi  mesi,  anche  se  il  suo  utilizzo  nelle  preparazioni  alimentari  è  diffuso  da   moltissimi   anni?   Il   motivo   risiede   nell’entrata   in   vigore   della   nuova   legge   sull’etichettatura   dei   prodotti   alimentari   che   obbliga   l’indicazione   esplicita   in   etichetta  dell’olio  di  palma,  senza  essere  più  camuffato  sotto  la  dicitura  “oli  vegetali”.
 Ma  qual  è  la  verità  sull’olio  più  diffuso  al  momento?     Innanzitutto  vediamo  cosa  è  l’olio  di  palma  e  perché  viene  così  tanto  utilizzato  dalle   industrie  alimentari,  ma  anche  cosmetiche,  energetiche  e  farmaceutiche. L’olio   di   palma   è   l’olio   vegetale   più   usato   al   mondo;   viene   prodotto   per   l’86%   in   Malesia  ed  Indonesia.  Il  motivo  del  suo  grande  utilizzo  è  il  fatto  che  la  pianta  da  cui   deriva  ha  una  resa  molto  elevata  (non  servono  raccolti  enormi)  ed  è  un  grasso  solido   come   il   burro,   tale   da   rendere   gli   alimenti   cremosi   senza   influenzare   i   sapori   e   permette  un  maggior  tempo  di  conservazione.   Perché  tante  polemiche  e  controversie  su  questo  olio?
Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Febbraio 2016 22:09
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